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Senza lasciare traccia

2018, Drammatico

Recensione Senza lasciare traccia: padre e figlia nella natura selvaggia

La recensione di Senza lasciare traccia: il film di Debra Granik con Ben Foster e la sorprendente Thomasin McKenzie è un'opera che coinvolge ed emoziona.

Leave No Trace: Thomasin McKenzie e Ben Foster in una scena del film

Dal 2004, anno di uscita dell'apprezzata opera prima Down to the Bone con cui vinse il premio per la miglior regia al Sundance, Debra Granik ha realizzato solamente quattro lungometraggi. Eppure, nonostante sia tutto fuorché una cineasta prolifica, la cinquantacinquenne regista originaria del Massachusetts può essere considerata tra le figure più interessanti del panorama cinematografico americano indipendente emerso a partire dagli anni duemila.
A ben otto anni dallo struggente e potente dramma Un gelido inverno, che la fece conoscere grazie ai premi ottenuti in numerosi festival internazionali e alla conquista di quattro nomination agli Oscar, la Granik torna alla regia di un film di finzione con l'ottimo Senza lasciare traccia, giustamente acclamato dalla critica a seguito della presentazione al Sundance di inizio anno e, qualche mese più tardi, alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes.

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Leave No Trace: Thomasin McKenzie e Ben Foster in un'immagine del film

La natura selvaggia e la società

Tratto dal libro My Abandonment di Peter Rock, la trama di Senza lasciare traccia si concentra sulla storia di Will, ex militare che soffre di disturbo post-traumatico da stress (Ben Foster), e della figlia adolescente Tom (Thomasin McKenzie). Incapace di adeguarsi alle convenzioni della società contemporanea, l'uomo vive da anni con la giovane accampato all'interno del Forest Park, un enorme parco forestale situato nei pressi di Portland, recandosi in città di rado solo per comprare del cibo che può permettersi vendendo ad altri veterani i medicinali passatigli dal servizio di assistenza per i soldati in congedo.

Leave No Trace: Thomasin McKenzie e Ben Foster in un'immagine tratta dal film

La vita di entrambi cambia radicalmente quando Tom viene sorpresa da un uomo che sta facendo jogging in una parte meno isolata del parco e i due, scoperti in seguito dalla polizia, sono affidati al programma dei servizi sociali. Il progetto di reinserimento di padre e figlia nella società, però, porterà l'uomo a entrare profondamente in crisi e il rapporto tra Will e Tom sarà inevitabilmente destinato a cambiare, così come le loro rispettive esigenze e prospettive.

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Ben Foster e Thomasin McKenzie, due protagonisti all'altezza

Leave No Trace: Ben Foster in una scena del film

Sceneggiato a quattro mani dalla stessa Granik con la fida collaboratrice Anne Rosellini, già co-autrice e/o produttrice di tutti i precedenti lavori della regista, Senza lasciare traccia è un'opera coinvolgente ed emozionante che colpisce per la capacità di focalizzarsi con semplicità, tatto e profondità sulla relazione tra i due protagonisti e le loro psicologie, evitando con notevole abilità il ricorso a qualsiasi tipo di banalizzazione o edulcorazione.

Leave No Trace: Thomasin McKenzie in una scena del film

La regia minimalista è puntuale ed efficace, sempre al completo servizio della narrazione, e se Ben Foster è convincente nel dare corpo al proprio personaggio amorevole e inquieto, la grande sorpresa è la diciottenne Thomasin McKenzie. Al primo ruolo da protagonista, infatti, la giovane attrice offre una prova al contempo intensa e misurata, esprimendo con grande efficacia il complesso percorso emotivo della sua Tom anche solo attraverso pochi sguardi. Chissà che Senza lasciare traccia non possa rappresentare per lei ciò che nel 2010 Un gelido inverno rappresentò per Jennifer Lawrence, la cui straordinaria performance nel film di Debra Granik diede di lì a poco il via ad una luminosa carriera.

Recensione Senza lasciare traccia: padre e figlia...
Luca Ottocento
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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