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Il ragazzo più felice del mondo

2018, Commedia

Recensione Il ragazzo più felice del mondo: Gipi, il cazzeggio e la responsabilità del raccontare

La recensione de Il ragazzo più felice del mondo: l'opera di Gipi è un film che ondeggia tra lo scanzonato e una profonda riflessione sul peso delle storie.

Il Ragazzo Piu Felice Del Mondo Gipi Immagine Promozionale

Anno 1997. Gian Alfonso Pacinotti non è ancora diventato Gipi, ovvero uno dei più celebri e celebrati fumettisti italiani. Però, quel trentenne ha già avuto modo di far notare il suo talento, la sua sensibilità, il suo tratto distintivo. Un giorno Gianni riceve una lettera insolita: un ragazzino di 15 anni gli rivela la sua stima, ammette di essere un suo grande fan, e gli chiede un disegno con dedica (a Francesco) per diventare il ragazzo più felice del mondo. Fin qui, niente di strano, tutto nella norma. Quello che ha reso necessario mettere in scena Il ragazzo più felice del mondo accade esattamente vent'anni dopo quel lontano 1997. Bacheca di Facebook, 2017. Gipi si imbatte in un post che lo fa rimanere a bocca aperta: un altro disegnatore ha ricevuto la sua stessa, identica lettera.

Stesse parole, stessi desideri, stesse richieste. E stessa firma, sempre quella: Francesco. Il fumettista inizia a indagare tra i colleghi, e scopre che quel presunto Francesco è un serial fan. Quella lettera, piena di entusiasmo adolescenziale, è arrivata a mezzo mondo del fumetto. Ora sono chiare due cose: Francesco non ha più 15 anni (forse non ne ha mai avuti); adesso c'è una storia da raccontare. L'opera di Gianni Pacinotti, tornato alla regia dopo lo sperimentale L'ultimo terrestre e il folle Smettere di fumare fumando, è un film sgraziato che non segue una linea retta. Nato per essere un documentario vero, classico, ferreo nella struttura, Il ragazzo più felice del mondo è diventato qualcos'altro, figlio legittimo dell'animo inquieto di un grande artista come Gipi.

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Uno che si pone delle domande, si interroga sul senso di quello che fa e sulle conseguenze del raccontare. In eterno equilibrio tra comicità e riflessioni profonde, cazzeggio e impegno, Il ragazzo più felice del mondo è un film intellettuale nell'accezione più pop e accessibile del termine.

Quattro uomini e una storia: docu-film on the road

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Una storia curiosa, assurda, materiale succulento da portare alla luce. Gipi cede alla tentazione e si imbarca in questo viaggio on the road alla ricerca di questo strambo fan. In continuo gioco metacinematografico, che si apre con esilarante incontro tra Pacinotti e Domenico Procacci (scena cult) che parlano di un possibile adattamento al maschile de La vita di Adele, Il ragazzo più felice del mondo è uno sgraziato viaggio on the road in cui Gipi e la sua troupe di amici (fonici e assistenti improvvisati) si mettono sulle tracce del misterioso Francesco. Tra battibecchi e incomprensioni sembra di essere catapultati in uno scanzonato making of tratto dai contenuti extra di un home video, perché il secondo film di Gipi è volutamente grezzo, scoordinato, la presa di coscienza di un regista incapace di seguire un percorso classico al quale preferisce sempre imprevedibili vie secondarie.

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Ne Il ragazzo più felice del mondo c'è tutta la vena anarchica di un narratore sapiente come Gipi, un fumettista che, prima di scrivere la sua ultima graphic novel (La terra dei figli) si era imposto una serie di regole da rispettare. Dei comandamenti alla Lars von Trier (niente voce narrante, niente didascalie) utili a rendere più asciutta e viscerale la sua storia post-apocalittica. Ecco, dopo queste auto-imposizioni, Gipi ha usato questo film per dare sfogo alla sua vena comica e irriverente. Per questo Il ragazzo più felice del mondo sembra un urlo liberatorio di un autore che ci ha sempre fatto commuovere, ma che è anche capace del suo esatto contrario. Ovvero qualcosa di molto più complesso: far ridere.

Le conseguenze di un racconto

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Anarchico, ma soprattutto schizofrenico, Il ragazzo più felice del mondo nasconde una natura ambivalente. Da una parte emerge con forza un tono pazzo, comico, fieramente amatoriale, dall'altro insinua poco per volta nello spettatore una profonda riflessione sulla responsabilità del raccontare. Che tipo di persona manda la stessa lettera a tante persone fingendosi un ragazzino? Cosa spinge qualcuno a insistere per vent'anni pur di ottenere un disegno con dedica? Forse la questione è più delicata di quel che sembra. Forse quel presunto Francesco va preservato e non gettato in pasto alla platea affetta da voyeurismo. Perché siamo tutti lì in prima fila, vogliosi di vedere la sua faccia e ridere del fenomeno da baraccone di turno. Ecco che la profonda sensibilità artistica del Gipi che abbiamo conosciuto e apprezzato con Unastoria, S. ed Esterno notte ritorna a sgomitare con forza, a imporre la visione mai banale di un vero intellettuale. Di quelli che non si rintanano nelle proprie torri, ma si sporcano le mani con il fango della vita e delle storie. Gipi mette tutto in discussione e tutti in crisi. A partire da se stesso. Vale la pena esporre qualcuno? Vale la pena pubblicare sempre tutto? Che sia un libro, un film o un post su Facebook, Il ragazzo più felice del mondo ridefinisce il bisogno del preservare, il valore del tacere e ti lascia con un sorriso amarognolo in bocca. Assieme a tante domande sulle conseguenze che ogni storia, piccola o grande che sia, porta con sé.

Recensione Il ragazzo più felice del mondo: Gipi,...
Giuseppe Grossi
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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