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Il Presidente

2017, Drammatico

Recensione Il presidente: Le trame oscure della politica

La recensione de Il presidente, dramma politico dell'argentino Santiago Mitre: Ricardo Darin nel ruolo del protagonista vampirizza l'intero film.

Nel 2012, a 31 anni Santiago Mitre era un regista alle prime armi, capace con il suo El estudiante di imporsi come uno dei più promettenti cineasti del cinema argentino contemporaneo. E se allora seguiva freneticamente tra i corridoi dell'università la parabola politica di un giovane studente, qualche anno dopo con Paulina, la cui protagonista è una donna vittima di stupro ostinata e tenace nel rimanere fedele ai suoi principi umanitari, Mitre avrebbe avuto la possibilità di confermare il proprio talento e consacrare la sobrietà e l'eleganza come cifra stilistica dei suoi lavori.
Oggi quel cammino iniziato a Locarno (dove il suo El estudiante conquistò il Gran Premio della Giuria) continua e a trentasette anni il regista di Buenos Aires firma Il presidente, film presentato nella sezione Un Certain Regard del 70° Festival di Cannes, con cui l'autore si lancia nell'indagine lucida e spietata di un microcosmo che si scoprirà gradualmente, attraverso una sapiente alternanza di registri e generi diversi.

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La Cordillera: Ricardo Darín e Paulina Garcia in una scena del film

Luci e ombre della politica

La Cordillera: Ricardo Darín in una scena del film

Al centro de Il Presidente l'esplorazione della politica e delle sue ombre, il disvelamento lento e impietoso dei suoi personaggi, le trame oscure tessute dall'incessante lavorio della diplomazia: un gioco di chiari e scuri a cui lo spettatore verrà introdotto dal piano sequenza iniziale, che è solo il preludio di un progressivo avvicinamento al protagonista della storia, Hernán Blanco (Ricardo Darín), presidente argentino eletto da appena un anno, che ha costruito la propria carriera politica sull'immagine dell'uomo del popolo.

La Cordillera: Erica Rivas in una scena del film

Santiago Mitre lo segue tra le stanze grigie di un isolato hotel della Cordigliera delle Ande nei giorni del summit dei leader politici dell'America Latina in Cile per definire i termini di una nuova alleanza petrolifera tra gli Stati del Sud America. Blanco si ritroverà da un lato a dover gestire uno scandalo imminente e i fantasmi della propria vita privata, dall'altro a negoziare l'ingresso degli Usa nel nuovo accordo.
L'immagine più intima e emotiva si intreccia e si sovrappone così a quella pubblica del personaggio, in un continuo passaggio da un piano all'altro che contribuirà a definirne luci e ombre.

Dal dramma politico al thriller psicologico

La Cordillera: Ricardo Darín ed Erica Rivas in una scena del film

Il ritratto di Blanco passa attraverso un'ideale divisione del film in due parti: una prima realistica e rigorosa, quella della quotidianità del presidente fatta di appuntamenti, incontri, interviste, e una seconda più immaginifica, visionaria e surreale, dove i contorni definiti del reale sfumano in un disturbante thriller psicologico.
Il racconto politico che riecheggia linguaggi e dinamiche da House of Cards, cede il passo alla materia più volubile del mistero, alle immagini di ricordi annebbiati dal tempo o di una memoria distorta e alterata.

La Cordillera: Dolores Fonzi in una scena del film

Si fa strada la metafora del potere che manipola, deforma, plasma evocando atmosfere alla Shining, come suggerisce quel paesaggio innevato e sinistro, abitato da tornanti e plumbee stanze d'albergo, un luogo non luogo dove finzione e realtà si rincorrono fino a generare un effetto straniante.
Ci pensa la fotografia di Javier Julia invece a segnare il passaggio da un registro a un altro: la luce naturale, che accompagna la macchina a mano delle prime sequenze, diventa via via meno diffusa e si apre ai contrasti.

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Ricardo Darin, il volto oscuro del potere

Il Presidente Dolores Fonzi Momento

Il presidente è un film di parola, scritto (dallo stesso regista che co-sceneggia insieme a Mariano Llinas) persino nel non detto, fino ai dettagli più nascosti e remoti; il resto sta nella grandezza di Ricardo Darín, capace di tratteggiare la natura ambigua di Blanco con un gesto, un'occhiata, una battuta. La sfaccettata e complessa natura del potere sta tutta nella sua mimica misurata e contenuta, che scena dopo scena, un dialogo dietro l'altro vampirizza tutto quello che gli sta intorno.

Recensione Il presidente: Le trame oscure della...
Elisabetta Bartucca
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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